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Un pò di luce in quella terrazza, come quando non sai se restare in una riga, o andare come quella meravigliosa pioggia, che non c’è nelle giornate più ricche. Dovevo dormire, tra quella mezza luna e quel rosso di “Red” però a guardare la luce, mi sorprese il dolore che sentono gli occhi di chi ha visto, viaggiato, e tace sulla bellezza.

  

Pure 

Pure is the word

Pure is not my name 

-Is a friend on the floor

And a dark flame-

Pure is the water that was hunting  my thirst

Pure is the eye of the word I must hate

Pure is not your heart

But maybe my life 

As I sware on my name 

I’ll be back again.

  

RIP

Penso che chi ha idee di morte non li dovrebbe diffondere. Io personalmente, a volte, credo che sarò felice di morire. La morte mi porterà una certa pace, le voci smetteranno di esistere. Esisteranno suoni forse?! Qualcosa esisterà ancora. Ma io so che c’è. Lo voglio. Però la mia deve essere una morte indolore. Sapevo, che in questa carne si ha sofferenza, in questa vita si e non volevo nascere. La coscienza dell’accaduto, pesa, sfrutta, da rabbia, poi rattristisce profondamente. Ma sarà una morta qualsiasi, dopo che ne hai vissute tante. Di quelle che non lasciano gusto, tranne nella memoria.  L’amaro delle pastiglie potrebbe bene essere una soluzione. L’invisibile traccia dentro. Come il dolore. Come la mente che esplode quando nessuno vede. Dico. Si. Ma solo quando ho finito il percorso. Dio! Quanto sembra lontano! Come cadere?! No di quello ho paura, perché non è finale. Uno cade, si fa male, si cura e ritorna. Uno cade e riprende il dolore altrui, sa di ripartire verso altri giorni con la mente. Quando uno muore, rimane il ricordo, se rimane! Perché ormai la gente ha poca memoria. Chiedono delle carte e non della voce. Chiedono dei cammini veloci, non delle colonne vertebrali. Chiedono dei sorrisi nelle foto e non dei sorrisi di cuore. E io? Io voglio, quando decido, avere il potere di andare. Anche se salutare colui che amo. Ma devo, devo si. Devo sapere quando! Purché le mie mani, se uccidono, non devono uccidere tranne me. 

A face on the way



It hits, a scream, without a sound

A face from nowhere

Black or white and frozen blue.

Blood? beneath

The void, the plane,

The scratch of her, the wind, the wrap,

The here…Where?

Here, I said!

Like a free destination plane.

Here, where?

Here,

Where a union begins..

Io credo “ho amato” quando il tempo si riposa
E chiude docilmente sul mio cuore le sue ali
E mi riconcilia l’inverno con le voci conosciute
E sento una mano appoggiata sulle spalle
Come chi s’inchina ma non prega ancora.
Io credo ho amato quando vedo certi occhi,
Cambiare uniforme e cambiare divisa,
E ammetto in silenzio: ho capito la missione
E la voce che si spezza è la voce che si eleva
Io credo “ho amato” quando guardo la mia casa
E vedo l’anima accendersi ancora.

Come la voce

Come la voce

si trasforma l’amore

più rude o più dolce, fino a cadere,

cambia come cambia la pelle

si veste di memoria, accoglie vento e luce

si spoglia di vigore,
emana pioggia o sorrisi

e per momenti ci rende noi stessi

come una voce che ci ricorda di vivere

Sogni estinti

Io pensavo
che eri un deserto fatto di parole, sempre quasi mie.
Parole che tendono spesso al silenzio,
senza una mano,
senza un corpo
o degli occhi che uccidono
il sentimento con uno sguardo.
Allora appoggiavo la testa
su sogni incendiati,
estinti,
appena si accende la triste realtà
Riscoperta alla luce del giorno.

Un albero verde

Poi arrivo in questo ospedale e in mezzo a quei padiglioni si lamenta un mezzo albero verde, in realtà, non parla. È stanco di lamentarsi, di essere l’unico a tirar su l’animo di questa gente malata e quei dottori vestiti in bianco, che investono lo spazio di pietra senza molti colori. È stanco di ripetere: “Guardate! Sono qui, alto e vi vedo! Se non mi chino è per voi! Se cresco ancora è per voi.”
Passo, come passa tutta la gente accanto, e lascio l’albero, simile ad un cedro libanese, solo di nuovo. Ma è lui, si, lui a farmi amare quel poco di natura, che ancora si conserva.

Drops of Jupiter

http://youtu.be/7Xf-Lesrkuc

Vecchio

“Disse che era vecchio;
La sua carta d’identità
lo dimostrava,
Però ebbe negli occhi un fuoco
che appartiene solo ai folli,
ai folli sventurati.
Mancò le sue proprie regole di gioco
e col suo odio
riversò la mia anima,
Per un bacio che non volle donare;
Colui che insegnava la gente a donare…”

Sighs*