Si è spesso intrappolati in un cerchio di visione stretto, se non ingannevole. Ogni persona è chiusa in un mondo suo.
 Universo costituito da lei, la sua pelle, i suoi sentimenti, le sue emozioni, qualche persona che ogni tanto potrebbe salvare dal circolo mondano "insignificante" e quindi, una famiglia, qualche amico e conoscenze varie se va tutto bene. Ciò che importa veramente è la prima parte, la percezione di una realtà "assoluta" determinata dalla visione "parziale" di ogni persona.
Quindi, che l’individuo capisca che nella vita, ognuno di noi ha un ritmo determinato, un tempo, una evoluzione cosciente ed incosciente non per forza determinata dalla stessa velocità che segue il nostro io personale, è abbastanza difficile come concetto. I genitori stessi, vogliono che i loro figli crescano secondo standard che fissano loro. L’ambiente sociale, determina una media di crescita ad una popolazione, ammesso un sistema e delle regole morali ed etiche. Le scuole stesse, luoghi di apprendimento e crescita, sono basate su un ritmo determinato, che devono seguire tutti gli individui di una stessa età, come regola generale, anche se spesso si scorda che la regola generale, non vale per tutti quanti. Per questo, ogni "fuori legge" viene indicato e anche "perseguitato e castigato" se possibile, e se non è il caso, viene "escluso" volontariamente o involontariamente.
Il fatto è che l’osservazione dell’universo, per una grandissima maggioranza, è pur sempre fatta da una percezione interiore, interna alla situazione vissuta al momento presente e spesso, difficilmente esterna alla realtà individuale e personale, quindi, soggettiva. Il meccanismo non è una sintesi vitale, ma mi chiedo, se non ci fosse quell’interruttore che ci costringe a cambiare rotta e quindi percezione, quanto potrebbe durare e dove potrebbe arrivare la situazione di "accomodamento" che crea ogni persona nella sua coscienza, ad ogni stato di crescita?
Parliamo dell’accomodamento. Esso viene incoscientemente vissuto dall’essere, per mancanza di confronto e d’inibizione, esterni o interni all’individuo. L’interruttore viene attivato, quando in un momento preciso la rotta prevista viene deviata da un evento contradditorio al "previsto" subconscio dell’individuo. Anche le legge fisiche potrebbero confermare questa teoria. Infatti, prendendo un esempio, un corpo astrale, che segue un determinato percorso, viene influenzato dalla massa e quindi dalle forze di gravità dei corpi che lo circondano, e ciò determina la perfezione di un sistema  a circuito chiuso, nel formare un equilibrio. (Che poi, il sistema sia finito o infinito è un’altro problema.) Quindi, dentro all’essere umano avviene la stessa cosa, se consideriamo ogni persona come un corpo astrale. (Cosa assurda? Non credo, pensatelo.)
Comunque, l’interrutore, è spesso di ordine emotivo, se non sempre (fenomeno sul quale posso ancora approfondire) ma questo blocco o imprevisto, è una sorta di risveglio o chiamiamolo iniziatore di un’ulteriore trasformazione, definitivamente evolutiva, malgrado non sia sempre vista e vissuta da questo punto di vista. Ritornando alla percezione "oggettiva" -la massima percezione esterna alla situazione presentata- essa è sempre di ordine cosciente? Il distacco che avviene sia dall’emotività che dalla razionalità, può essere determinato da un limite cerebrale fisico, o da un preciso patrimonio genetico? Non credo che i ricercatori si siano proposti di lavorare sull’eredità emotiva, come codificazione genetica. Impresa difficile, impossibile o illogica? Quasi tutti basano questa capacità discernativa sull’esperienza, quindi, la capacità di "oggettività" o "razionalità pura" viene considerata come individuale e strettamente dipendente dalla storia personale e quindi dalle scelte precedentemente effettuate e le informazioni immagazzinate. Ma questa conclusione è veramente accertata? La neuropsichiatria infantile avrebbe la sua parola su questa questione, forse?
 E ci sono ancora delle domande da porre: Chi determina e come il limite dell’interrutore stesso? Cioè, c’è un limite di conseguente risposta personale all’evento esterno o interno che blocca l’accomodamento oltre la "realtà" che rischia di essere sempre ingannevole dalla nostra percezione? E se si trova il limite, quali sono gli organi e i fattori responsabili di questo limite e qual’è allora il meccanismo di questo circolo?
 
 
 

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