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Protagonista

Chissà se resti a dipingere il mio naso

fino all’aurora, dolce meraviglia,

o cadi come metallo, sulle tenebre oscure

contro la mia pelle nuda e velenosa.

Chissà se rimane da me qualche senso

perché resti un ricordo perso nella nebbia

mentre vago, leggera, giocando con l’aria

pensando alla vita che lontano, non aspetta.

Eccomi che ricamo un pensiero con l’alba,

ti scrivo qualche riga e penso alla pioggia.

Non conosco la vita senza fuoco e legna,

né abbatto le strutture che conosce la mia terra

eppure mi ribello ad ogni forma di bellezza

per serbare nella mente la bellezza della veglia

e poiché non ritorna quello che ci lascia,

né noi ritorniamo sempre luce nell’ombra,

decisi di adornare la tua arte nascosta

protagonista del fuoco che brucia una vita!

Mi ricordo sai, la prima volta che saltavi con occhi nudi a guardare la tua scoperta come se fosse un trionfo. Era tutto più naturale. Ti vergogni?

Essenzialmente, è strano non averti vicino, nudo e senza pudore ma io credo che dalle stelle non vi è nessuna vicinanza, tranne che nella mente dell’uomo, per questo studio e leggo sugli astri.

-Cosa fai adesso? Leggi? Studi?

-No, scrivo.

-Ah, il nostro futuro medico è scrittore?

Non sorrido nemmeno. Chissà l’inferno delle parole, come altri inferni, mi divorerà con la sua rabbia di “arma da fuoco”.

-è la voglia di perfezione, il tuo peccato, li risposi.

-Non credo sia nominata tra i peccati, la perfezione.

-Lascia perdere. Lei, distruggerà la natura che ha creato!

-Lei? Ma stai ancora parlando con me?

-Devo andare.

-Si, si.

Suzanne! Il caffé è pronto. Sto avendo delle allucinazioni gratuite e improvvise. Ma con chi stavo conversando? Ascolto ora la voce di mia madre, l’ho sentita ieri per telefono, quasi a sussurrarmi la sua voglia di abbracciarmi, mentre immaginavo le sue espressioni pensando alla mia mano che appoggia il telefono sull’orecchio. Ormai è questa la mia famiglia: il telefono. “Cut! vado a bere il caffé.”

Anche le prime unioni sono un disastro. Dico, insomma, quando piangi perché il bello è andato, devi pensare che c’è un bello che viene ma non bisogna sottovalutare il tempo che passa tra il meccanismo di cancellazione nostalgica dello status precedente e il disegno del “post-status” pianificato. “Vattene!” Questa parola continua a suonare forte nella mia testa. Dico, non l’avrà detta sul serio, no? Invece, forse si. Insomma il lavoro su uno stato passato nostalgico e la pianificazione futura si concentra nel presente e potrebbe essere invaso da un ossessione continua di premere il tasto “cancella” sulla tastiera davanti.

Cosa abbiamo fatto per meritare questa natura così sublime. Pensa, questo ciclo continuo di bellezza senza fine! Alla fine tutto muore? Anche noi moriamo e non rimaniamo qui a lungo. Ecco l’idea! L’ho trovata! Aggrapparsi al presente.

Il presente non mi piace. Cambio. Un altro caffé: mi verrà l’emicrania e la gastrite con queste dosi giornaliere.

Finisco l’ultima entrata del blog. Parla sempre di un ricordo.

Ricordare. Scrivere. Premere il tasto “cancella”. Uscire dalla pagina.

“Spegni computer”.