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Come la voce

Come la voce

si trasforma l’amore

più rude o più dolce, fino a cadere,

cambia come cambia la pelle

si veste di memoria, accoglie vento e luce

si spoglia di vigore,
emana pioggia o sorrisi

e per momenti ci rende noi stessi

come una voce che ci ricorda di vivere

Drops of Jupiter

http://youtu.be/7Xf-Lesrkuc

Portatemi lì

Assorbo questi passi o mi assorbono? Riparto, cado o sto volando? Ma sto sbagliando? Tanti viaggi lontani e cari, cari e lontani.

Per un attimo, aspettate! Aspettate, dico!

Portatemi in quella terra di cedri a supplicare un lungo abbraccio. Portatemi li, è passato tanto tempo da quando non piango per un affetto sincero. Portatemi laddove corro e ballo, con mente leggera e svelta e potente, come quando suonava con la musica del cuore, quella muscia che perdo pensando di scoprire chissà quale cuore!

Portatemi lì, a dire “ti amo” a degli occhi stanchi, consumati per l’attesa. Portatemi a raccontare la pioggia che non vince la pelle per contaminazione, né scrive rughe con sostanze velenose, impercettibili ad occhi nudi.

“Prova a sentire la mia mancanza!”

Così esclamò l’assenza del CUORE, cinque lettere, una famiglia.

“Prova a sentire la mia mancanza!”

Così disse l’AMORE, cinque lettere, una famiglia.

Ebbene, è tanto, tanto tempo passato in questo strano e freddo esilio, fatto di maschere quasi perdute, quasi incancellabili e colme di memoria; dico “quasi” perché conservo dei vaghi ricordi di quell’ incrocio tra Ieri e Oggi e non so se veramente ho perso l’indirizzo di quella via, la Via del Cuore.

Riportando il passato

Non parlare, sei straniera.

Non appartieni a quel mondo che vorresti criticare e nemmeno lo vorresti realmente criticare.

Che ti critichino loro, tu non arrossire.

I tuoi splendidi occhi si consumeranno ancora

e vedrai le stelle della dolce memoria

perché ogni memoria è dolce e cade,

comunque cade, sul volto amaro.

Non accusare. Ognuno fa quel che può.

Non sbagliare, è solo la distanza che rende la gente lontana,

lontana dalla fonte di sorrisi passati,

vicina come l’anima ferita che vorrebbe solo cancellare la pioggia 

ma chi può fuggire al proprio passato? 

L’essere umano è nato straniero

anche dentro alla sua stessa famiglia

e sei ora straniera anche per paese, per territorio,

allo stesso ventre che ti ha portata.

Non inculcare a nessuno la colpa,

è solo la vita che gioca la vita malgrado l’amore che si porta dentro,

e tutto il bene che si pensa di fare

perché in fondo nessuno cambia.

No, non smettere di sperare,

abbracciare, riportando il passato.

Mi ricordo sai, la prima volta che saltavi con occhi nudi a guardare la tua scoperta come se fosse un trionfo. Era tutto più naturale. Ti vergogni?

Essenzialmente, è strano non averti vicino, nudo e senza pudore ma io credo che dalle stelle non vi è nessuna vicinanza, tranne che nella mente dell’uomo, per questo studio e leggo sugli astri.

-Cosa fai adesso? Leggi? Studi?

-No, scrivo.

-Ah, il nostro futuro medico è scrittore?

Non sorrido nemmeno. Chissà l’inferno delle parole, come altri inferni, mi divorerà con la sua rabbia di “arma da fuoco”.

-è la voglia di perfezione, il tuo peccato, li risposi.

-Non credo sia nominata tra i peccati, la perfezione.

-Lascia perdere. Lei, distruggerà la natura che ha creato!

-Lei? Ma stai ancora parlando con me?

-Devo andare.

-Si, si.

Suzanne! Il caffé è pronto. Sto avendo delle allucinazioni gratuite e improvvise. Ma con chi stavo conversando? Ascolto ora la voce di mia madre, l’ho sentita ieri per telefono, quasi a sussurrarmi la sua voglia di abbracciarmi, mentre immaginavo le sue espressioni pensando alla mia mano che appoggia il telefono sull’orecchio. Ormai è questa la mia famiglia: il telefono. “Cut! vado a bere il caffé.”

Anche le prime unioni sono un disastro. Dico, insomma, quando piangi perché il bello è andato, devi pensare che c’è un bello che viene ma non bisogna sottovalutare il tempo che passa tra il meccanismo di cancellazione nostalgica dello status precedente e il disegno del “post-status” pianificato. “Vattene!” Questa parola continua a suonare forte nella mia testa. Dico, non l’avrà detta sul serio, no? Invece, forse si. Insomma il lavoro su uno stato passato nostalgico e la pianificazione futura si concentra nel presente e potrebbe essere invaso da un ossessione continua di premere il tasto “cancella” sulla tastiera davanti.

Cosa abbiamo fatto per meritare questa natura così sublime. Pensa, questo ciclo continuo di bellezza senza fine! Alla fine tutto muore? Anche noi moriamo e non rimaniamo qui a lungo. Ecco l’idea! L’ho trovata! Aggrapparsi al presente.

Il presente non mi piace. Cambio. Un altro caffé: mi verrà l’emicrania e la gastrite con queste dosi giornaliere.

Finisco l’ultima entrata del blog. Parla sempre di un ricordo.

Ricordare. Scrivere. Premere il tasto “cancella”. Uscire dalla pagina.

“Spegni computer”.

Implicita complicità

Col suo silenzio mi disse: Scrivimi. Non rispondeva mai alle mie parole, faceva esplodere le mie emozioni lasciandomi nel dubbio dell’espressione, facendomi tacere i miei sogni con lui.

Io lo ferivo con le mie parole e non riuscivo a chiederli l’abbraccio che forse non potrebbe arrivare prima della mia caduta e del suo addio. Eppure, io lo possiedevo sempre, in tutti i modi, su tutte le strade quando sentivo il bisogno di averlo accanto. Dipendevo dal suo petto e gli rubavo degli attimi preziosi che spesso non andavano oltre la scherzosa banalità del gioco seduttivo amichevole.

Lui è l’altro lato oscuro di me. La pioggia che invade il mio petto in silenzio e che fa soffocare il mio cuore. Ci raccontavamo delle bugie, lo tenevo stretto con sole parole, con un io che non sono o che forse ignoro e tengo spesso nascosto al mondo. Lui mi negava i suoi baci di dolcezza finquando non decisi anch’io di negare alle mie mani di accarezzare la sua spalla maestosa. Ogni volta che mi vedeva, quasi sempre per caso o con qualche pretesa, raccoglieva nuove informazioni che usava dopo per coprirsi e ferirmi mentre io mi siedevo con lui oltre l’eterno.

Sono stata la donna che uccide i suoi sogni e lui l’uomo che uccide il mio cuore. Eppure credo che quando eravamo lontani, ognuno a fabbricarsi la propria vita, io costruivo i respiri dai suoi sogni e lui beveva allegria dal mio cuore.

Giganti e bambina?

Quando penso qual’è la ragione di questo mio percorso, quasi piango. Senti il silenzio? Senti il silenzio che invade il tuo petto? Questo..questo è la ragione e il prezzo. Hai freddo e tremi..e tremi perché? Perché non dimentichi un pò? Ma ti ricordi ancora del senno, del mondo?

Loro.. gira tutto attorno a loro e non lo vuoi ammettere. Cerchi di credere che tutto andrà bene ma sai che queste ferite, il tempo non le guarirà e che sarà sempre peggio, sempre peggio col passare del tempo. Pensa.. sei straniera anche a casa tua. Devi sempre dare giustificazioni, devi dire quello che hai fatto, devi dimostrare che vali qualcosa per qualcuno, non li devi deludere, non li devi deludere. Porta quel peso e cammina. Anche loro lo fanno, chissà cosa pensano loro. Ci si parla così, senza dirci niente. I sentimenti non hanno posto, c’è posto solo per la responsabilità, per la durezza e non piangere! Il dolore, non si può far vedere, così è che ti hanno insegnato. Così è che fanno loro o forse davvero sono giganti e tu non impari a crescere ancora.

Ho fallito

Trascinarsi

senza chiedere che cosa si stia facendo

senza guardare la verità negli occhi

passare oltre il limite della ragione

della causa, del cuore

saltare nel caos di un mondo disteso

in questo corpo che si possiede e riscrive

l’indelebile segno del tempo

ho fallito, ho fallito la mia giovinezza.

Grazie…

Chiedimi

Chiedimi chi mi ha rubato la felicità e ti risponderò:

non lo so, perché se sapessi andrei a riprendermela.