Category: Stories


A face on the way



It hits, a scream, without a sound

A face from nowhere

Black or white and frozen blue.

Blood? beneath

The void, the plane,

The scratch of her, the wind, the wrap,

The here…Where?

Here, I said!

Like a free destination plane.

Here, where?

Here,

Where a union begins..

Il folle e la Terra

 

Ha dormito un pomeriggio intero. Si è svegliato arrabbiato per i raggi che ha perso, arrabbiato per quel movimento attorno, per questi cambi che non l’hanno incluso ma lui aveva dormito da sempre ogni pomeriggio mentre la vita non si fermava per tanti anche se la sua mente, ingannata, vedeva il tempo uguale per tutti. 

Seduto sul balcone dopo il risveglio, lanciava maledizioni sui fiori mal cresciuti, sugli alberi gravidi senza un parto finale. Guardava gli uccelli e criticava i nidi, considerava stupide le belle farfalle che a forza di ricercare la luce bruciavano nel fuoco dei loro desideri. Guardava rabbioso i movimenti incessanti del vento nell’erba, quello che secondo lui portava solo danni, e così facendo, con arrogante visione, cercava di dominare ciò che non può combattere. Questa era la terra che possiede e appartenava ancora prima ai suoi antenati.

Un giorno, preso dal furore, quando i suoi occhi si allargarono accesi, facendo un passo di visibile agitazione, prese acciecato un vecchio bastone, scese le scale che lo portavano ai boschi e correndo dietro alle ombre distese, calpestando i campi conosciuti con brutale violenza, urlò: “Maledetti, maledetti, mi avete ingannato!” Così disse anche ai bimbi che giocavano felici e alle madri che cullavano i loro bimbi.

Era grande la rabbia del suo cuore malato, era grande il furore della sua mente infelice ma la terra rispose agitando le foglie, tremando, minacciando la sue folli azioni finché davanti al suo corpo avvelenato, invaso da un brivido di timore, non cadde un ramo di un albero giovane. Allora, regnò in tutti i campi una calma paurosa. Il folle potente s’inginocchiò di fronte al ramo, posseduto da una saggezza divina ma assaporando un amaro dispiacere e abbandonandosi pianse dall’anima la sua follia.

“Che misera mente, che misera mente!” esclamò disperato tra singhiozzi e suspiri. “Dovetti veder cadere la speranza, tremare la terra, scuotere tronchi per capire che la vita non si può dominare! Dovetti vedere come muorivi, figliolo, per capire che illusione è dominare! Se ora ti abbraccio, se ora ti abbraccio, o natura accolgimi, dammi la forza di perdonare me stesso!”

Bella

 
 Bella. Sente quel fuoco negli occhi e sentono il suo fuoco sulla pelle. Bella!
 Ritorna sempre a cercare ciò che crede che le appartiene, perché lei non sa lasciare e non sa se la colpa le permette di ottenere.
 Ritorna sempre alla stessa luce del suo passato mentre rimpiange la sua solitudine. Ma lei l’ha cercata, la solitudine, l’ha scolpita, l’ha esposta e ha annullato il mondo che l’amava vagando a cercare nuove avventure, nuovi piaceri. Vaga a guardare dove si nasconde il suo potere, allora si spinge oltre il potere.
 Si dedica, nel vuoto, a distruggere amori.
 

Il saggio mendicante

 
 Era seduto con la testa tra le mani, pensieroso, ascoltando le alibi del rumore che occupano la città. I suoi jeans erano bianchi ormai come i suoi capelli ma sapeva che il tempo invecchiava giusto come lui, come la sua pelle piena di rughe.
Lui sapeva che anche il tempo invecchia e non ascoltava le teorie di Einstein che supponeva che il tempo non eiste, che è solo una costante.
Sapeva che può essere tutto finto, la gente, i corpi, la terra, la morale, le fiamme del più sincero desiderio, ma solo i suoi occhi contenevano il vero mistero della vita. I suoi occhi non cedono alla morte ma diventano invece più potenti ad ogni istante, anche se la sua vista s’indebolisce, era un sentiero acceso di vista chiara ma impercettibile. Un senso. Il suo sguardo riusciva a penetrare laddove non arrivano i raggi del sole, negli abissi di quella sostanza oscura che c’è chi osa chiamare "spirito", come se volasse, s’evaporasse. Lui sapeva che era sostanza, che non era nient’altro che lo specchio della vita intera. Lui vedeva attraverso i riflessi dei gesti, in quei movimenti lenti o affrettati, quelli che la gente non osserva nel fare. Lui vedeva lì, la chiave di ogni essere, nel riflesso del fondo in superficie. Sembrava posseduto dal silenzio eterno colui che abolisce tutte le parole e riesce a fare della bellezza la prima e l’ultima parola. Ecco perché Dio ha creato! Perché dopo la saggezza del suo silenzio, non rimaneva più niente da insegnare. Niente, senon creando. Dio contiene tutti i segreti, tutti quelli che li possono servire. Dio, quel giorno, era stanco di spiegarsi e analizzare l’amore e quando, in un attimo, il suo dolore si colmò fece il primo urlo di liberazione: "Che sia!" 
 
E ora, lui, che possiede la verità negli occhi pensava in tutte queste cose. Pensava a tutto ciò che è riuscito a capire in queste vite cicliche e uguali e ha visto la verità. Il silenzio valeva più di ogni vana parola. Col volto abbassato ha teso una mano ai passanti che lo guardavano con disprezzo. L’altra mano riposava il suo pensiero, appoggiata su una gamba, una che aveva il colore bianco, una gamba che aveva invecchiato anche lei. Così riuscivano i suoi occhi a distinguere delle gambe colorate che continuavano a camminare, attraversando il suo spazio, lontano, vicino, ognuno con un determinato passo, ognuno con un ritmo differente. E lui seduto, silenziosamente, tendeva la mano.
Cosa chiede ancora? Si è detto mille volte che non vorrebbe elemosinare! Si è arrabbiato mille volte con se stesso! Si è sciolto i capelli da giovane e cantava credendo che la sua forza durasse per sempre! Lui che tanto conosce, cosa chiede ancora? Ma ecco che l’eco della risposta, riscuoteva la sua pace: "Chiedi ciò che la vita ti offre, ciò che la vita ti offre, ti offre, offre…"
Una moneta brillava nella sua mano e i suoi occhi si sollevarono per ringraziare. Pero non ha potuto incrociare lo sguardo giovane che si dirigeva alla stazione. Ha riabbassato la testa e si mangiò quel "grazie" nella sua beatitudine.
Inconsciamente, ha messo la moneta in tasca e ha continuato a viaggiare nel suo mondo trascendentale. Sentiva che il sole li voleva dire qualcosa in questa giornata strana. Era vigile il suo occhio quanto grande il suo cuore che oggi sentiva palpitare molto più sonoramente. Ha corso verso la stazione, cercò disperatamente il suo benefattore. Si sentiva più potente, più generoso che mai, lui che poco fa tendeva la mano ai passanti, voleva ora dare. Ha realizzato il suo silenzio. Si è osservato in fondo, nei suoi gesti, coscientemente, come osservava la gente. Si sente ricco! Si è sentito ricco ma in dovere! Quel grazie non riusciva a manifestarsi e li sembrava tutto pesante! 
Dio ha dato alla vita ciò che la vita li ha dato. E lui cosa ha dato al suo benefattore?
La sua voce saggia li ordinava di tornare al suo posto. Il suo viso s’illumino. Non è stato obbligato a tendere la mano, il giovane non se la sentiva di ascoltare il suo grazie.
In quel momento ha realizzato. Sapeva tutto e lo ha contenuto tutto nel suo silenzio: Il silenzio valeva più di ogni vana parola. La causa e la conseguenza, il bene ed il male, il dovere e il potere, il ringraziamento e l’ingratitudine, sono tutti contenuti nelle stesse ali che fanno volare. Nel silenzio, c’è solo il volo. L’equilibrio sa sempre vincere il cielo. E rimane il volo, l’inizio e la fine.
"Ora mi posso prendere da mangiare", pensò.