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Pure 

Pure is the word

Pure is not my name 

-Is a friend on the floor

And a dark flame-

Pure is the water that was hunting  my thirst

Pure is the eye of the word I must hate

Pure is not your heart

But maybe my life 

As I sware on my name 

I’ll be back again.

  

RIP

Penso che chi ha idee di morte non li dovrebbe diffondere. Io personalmente, a volte, credo che sarò felice di morire. La morte mi porterà una certa pace, le voci smetteranno di esistere. Esisteranno suoni forse?! Qualcosa esisterà ancora. Ma io so che c’è. Lo voglio. Però la mia deve essere una morte indolore. Sapevo, che in questa carne si ha sofferenza, in questa vita si e non volevo nascere. La coscienza dell’accaduto, pesa, sfrutta, da rabbia, poi rattristisce profondamente. Ma sarà una morta qualsiasi, dopo che ne hai vissute tante. Di quelle che non lasciano gusto, tranne nella memoria.  L’amaro delle pastiglie potrebbe bene essere una soluzione. L’invisibile traccia dentro. Come il dolore. Come la mente che esplode quando nessuno vede. Dico. Si. Ma solo quando ho finito il percorso. Dio! Quanto sembra lontano! Come cadere?! No di quello ho paura, perché non è finale. Uno cade, si fa male, si cura e ritorna. Uno cade e riprende il dolore altrui, sa di ripartire verso altri giorni con la mente. Quando uno muore, rimane il ricordo, se rimane! Perché ormai la gente ha poca memoria. Chiedono delle carte e non della voce. Chiedono dei cammini veloci, non delle colonne vertebrali. Chiedono dei sorrisi nelle foto e non dei sorrisi di cuore. E io? Io voglio, quando decido, avere il potere di andare. Anche se salutare colui che amo. Ma devo, devo si. Devo sapere quando! Purché le mie mani, se uccidono, non devono uccidere tranne me. 

Io credo “ho amato” quando il tempo si riposa
E chiude docilmente sul mio cuore le sue ali
E mi riconcilia l’inverno con le voci conosciute
E sento una mano appoggiata sulle spalle
Come chi s’inchina ma non prega ancora.
Io credo ho amato quando vedo certi occhi,
Cambiare uniforme e cambiare divisa,
E ammetto in silenzio: ho capito la missione
E la voce che si spezza è la voce che si eleva
Io credo “ho amato” quando guardo la mia casa
E vedo l’anima accendersi ancora.

Sogni estinti

Io pensavo
che eri un deserto fatto di parole, sempre quasi mie.
Parole che tendono spesso al silenzio,
senza una mano,
senza un corpo
o degli occhi che uccidono
il sentimento con uno sguardo.
Allora appoggiavo la testa
su sogni incendiati,
estinti,
appena si accende la triste realtà
Riscoperta alla luce del giorno.

Deberia saber

Deberia saber que deberia aprender a resistir. Mi vida establece un orden, una invariable siempre presente en el orden de mis pasos: Cada conmocion lleva decadencia a mi alrededor. Yo sigo fiel a mi ser y no me importaran juicios, si soy culpable por ello pagaré delante de mi misma, porque soy mi unico juez. Si soy culpable de verdad, mi verdad no podra llegar mas alla de mi ser y por ello sigo viviendo, descubriendo mi valor. Podran criticarme, podran acusarme, pero ellos conocen mis verdaderas culpas como saben explotar su verdad. Mis pasos unen a quien separa y me separan con juicios de locura. Si la conciencia tiene un lugar a donde ir, mi corazon esta limpio y sin cadenas. No hay un lugar donde me deberia esconder, solo tengo que resistir, resistir al derrumbe.

“Sai, scriverti una lettera
Non è una cosa facile
Sai, mi sento così fragile
Le bombe non ti ascoltano
Ma… questa guerra non mi cambierà
…Mai…
Dove si va? Come si fa
A stringere la vita
Intanto fuori scoppia la notte?
Dove si va? Come si fa
Se vivere da queste parti
È come tirare a sorte?
Sai, il tempo è scivolato via
Ma non è stato tutto inutile
Io, saprò vederti crescere
È una promessa che non mancherò
E poi, ancora un altro giorno nascerà
Per noi… noi
Dove si va? Come si fa?
A stringere la vita
Intanto fuori scoppia la notte?
E non riesco più a sorprendermi
E la pazzia che danza intorno a me
E penso che dovrei difendermi
Ma è più difficile combattere
Se il pianto di una madre no
Non può salvare la notte
…La notte…”
 

Quattro minuti

Cosa saranno quei quattro minuti d’incontro? Qualche minuto che cambia la vita, la giornata, le ore che non passano? Quei quattro minuti che non saziano eppure riempiono l’anima di cose nuove, di vita, di gioia e dolore. Come si fa ad essere felice e piangere? Piangere perché non si può abbracciare quell’anima che ami e non sai nemmeno fino a quando. Dici tante cose e tante cose rimangono senza senso. Oggi, passando a trovarti, portavo il cuore in mano, volevo abbracciarti ma la distanza che separava aveva la lunghezza di un sguardo teso tra i gradini dove ti siedevi e la mia vecchia bicicletta. E, come sempre, sono tornata a casa senza un abbraccio.

Ti sono amante aldilà del corpo

e scavo felice nella luce del sole 

incontro l’anima ballando con la tua

e la amo quanto amo mé stessa.

Mi fai errare tra cuori estranei

e tutto l’andare cessa con te

solo con te mi sento volare

ma precipito pioggia sulle tue mani.

Dici?

E tu dici che le parole non hanno senso?
Che il silenzio parla meglio?
Che la mente genera cose oscure?
Che tutta la vita è folle quanto te..
ma poi “come stai” cambia il suo senso
e penso che non per niente, mi manchi..
(P.S: E adesso stai pensando: che ca..o scrive questa qua?)

Perchè dovresti fare tutto bene? Chi è che deve metterti il voto?
La celebre frase di Wiston Churchill sulla mania della perfezione indica quanto possa essere immobilizzante la ricerca costante del successo.
La massima “Nulla serve se non la perfezione” può essere trascritta con le seguenti lettere
P A R A L I S I .
Puoi paralizzarti con questa sciocca mania della perfezione e di fare del tuo meglio.
Puoi riservarti alcuni campi, nei quali veramente dare il meglio di te stesso, ma nella grande maggioranza delle attività, fare del proprio meglio, o anche solo fare bene, è un ostacolo al fare tout court.
Non permettere che il perfezionismo ti tenga ai margini del campo, facendoti rinunciare ad attività potenzialmente piacevoli.
Cerca di cambiare il “Fa’ del tuo meglio” in un semplice “Fa”
Perfezione vuol dire immobilità.
Se hai esigenze di perfezione, non tenterai mai nulla e non combinerai mai granchè perchè il concetto di perfezione non è applicabile agli esseri umani.
Dio è perfetto, ma tu, in quanto creatura, non lo sei, e diventi ridicolo se lo pretendi
LE VOSTRE ZONE ERRONEE guida all’indipendenza dello spirito, WAYNE W. DYER