La maggioranza delle persone, vorrebbe arrivare al mondo partendo dall‘individualità.

La prima categoria, esiste, si muove, sente ed impara ad amare l’altro.

Quell’altro che potrebbe riflettere ciò che loro pensano di non possedere, per vedersi come vorrebbero vedersi. Perché in fondo, non basta mai l’idea che uno ha di sé stesso. Non basta perché non cura l’individualismo, che non si riconosce nella solitudine, ne la accetta come compagna, a volte. (La solitudine scelta, è anche sopportata, ma quella obbligata è commossa dall’agitazione dell’isolamento malvoluto.)

Allora questaa maggioranza, vorrebbe imparare ad amare dando anche se in realtà non si da completamente l’opportunità di farlo, per non perdere la sua identità individuale. E così, col passare degli anni ogni volta di una forma diversa, si riconosce nel mondo, apprendendo di nuovo a riguardare l’amore, diversamente, con un’altro volto spaziale e immenso che ha fatto nascere dentro di sé una luce nuova e sorprendente. Perché l’amore non ha mai avuto una sola forma, ne un solo volto.
L’amore si trova nel dissipare quel tempo che, per un attimo, ci trova felici. E per quanto una persona possa pensare di possedere un mondo, lei non lo possiede, se quel mondo non si offre mutuamente a lei. Anche l’amore più libero, richiede una certa catena di compromessi e un certo limite di rispetto verso l’altro.

A volte penso, che la mia vita per contro è un partire dal mondo, per trovare la mia individualità. Mi sembra ogni tanto di poter osservare tutto ciò che mi circonda e renderlo mio, a tal punto che, dimentico che faccio anch’io parte di quel grande schermo. Persone così, ci sono anche.
Sono quelli che riescono a curarti con un sorriso, anche se quel dolore che ti abita è diventato la parte che più risenti in te, loro te lo fanno dimenticare, perché magari assorbono la tua attenzione a loro. E quella individualità loro non si completa, perché non trova senso nella sola coscienza dell’Io. Quelle persone, ti fanno sentire che ottieni il mondo, perché osservi allora una nuova vita, un nuovo entourage positivo, che si concentra sulla bellezza di ciò che hai attorno e allora, riesci a dimenticare che dentro di te, si agita un malessere acuto, l’individualità. Solamente a questo punto, potresti far parte anche tu di questa gioia e di questo benessere che faresti anche durare, se ogni volta che ti ammontano le pene, guardi un sorriso o la memoria di uno. Riusciresti allora a donare ciò che a volte, ti sembra inesistente in te! La vita!


Tutti vogliamo trovare una cura, ma è ovvio che la cura, per chi parte dall’individuo, non è in sé stesso, ma nell’altro. In ciò che ottiene e risente. Siamo nati per ricevere e siamo fatti di ricettori che chiamiamo "sensi". Quando potresti arrivare a convertire il segnale che arriva dall’esterno, internamente in qualcosa di più bello e più raggiante, avresti vinto te stesso. Chi parte dal mondo, contrariamente alla prima categoria, dovrebbe integrare il suo essere in ciò che lo circonda, e ripassare al suo essere per cogliere il segnale che li rimane.

E il più grande problema che si ha è la ricerca di quel poco d’affetto, di spiritualità, d’amore, di ciò che da il senso alla corsa  materiale di ogni giorno. Tutte quelle tecnologie, non sono nient’altro che una porta per un piacere individuale, non condiviso, ma fatto per una sola persona. Sono certamente comodità ed ormai, essenziali, ma spingono ogni essere ad essere più individuale ed isolarsi nel suo mondo interno, spesso e volentieri. Quando si è circondati da gente che segue certi ritmi, siamo anche noi obbligati, purtroppo a fare lo stesso.
A volte desidero rinascere nei paesi che conoscono la miseria, quella mancanza materiale, che fa di loro una ricchezza dell’anima. Le fa più forti, perché vogliono farcela da soli per emergere. Avrei voluto capire i valori primari, la voglia di esistere anche contro le forze della natura, quella umanità innata che ci impedisce la nostra società "moderna" di cnoscere. 

Ci sono necessità che, avendo avuto "fortuna" di non esperimentare cerchiamo perennemente ed incoscientemente, come qualsiasi altra persona che fa la corsa ogni giorno, per guadagnare un posto in più nel mondo.
Magari potessi pensare, ad occuparmi solo per un mangiare diario e non avere quella "fortuna" di nutrire la mente e perdere la sana gioia d’incontrare la vita ogni giorno o di perderla fisicamente, invece d’incontrare la morte spirituale dell’aver perso il morale.

Le battaglie economiche non sono nient’altro che un riflesso di come nella vita, la gente combatte per avere "amore".

I soldi, il potere, la felicità per procurarsi i lussi di una vita che richiede ogni giorno un soffio di materialità in più, per non farci pensare alla necessità primaria, di essere riconosciuti nella bontà del nostro essere. Perché  noi, anche se sappiamo di essere buoni, non lo possiamo credere senza l’esistenza dell’altro. Da quella bontà, nasce l’amore. Da quella possibilità che ci offre una persona nel farci sentire unici. E chi non ha bisogno di sentire la sua individualità? Non è da lì che parte tutto?! La reciprocità della relazione individuo-mondo, mondo-individuo è inevitabile.

Quella assurdità ovvia e banale, quel modificarsi continuamente dentro e ripetersi che il mondo cambia, non è nient’altro che un piccolo ciclo nei cicli universali, ma anche individuale nostro. E tutte le cose delle quali ci possiamo lamentare nel mondo di oggi, partono da quel cambio individuale che si riscontra. Quello che non viene accettato come parte di uno stesso e viene incolpato al mondo.

Non siamo noi che deleghiamo il nostro potere al governo?! Non siamo noi che scegliamo, volendo o nolendo?

Allora, c’è sempre un ciclo di vita e morte interno che provoca quel giro mondano.
Chi riconosce quella morte interna, riesce a riconoscere il cambio del mondo e conformarsi con esso, cercando anche magari di trovare soluzioni piuttosto pratiche a ciò che lo circonda. Nel "morire" interno, psichico magari, si innalza una piccola luce al mondo, perché dentro di sé, sorge un sole. Ma se i raggi non dovrebbero arrivare, il sole non sarebbe di nessuna utilità, sarà una luce perenne esistente senza un fine, perciò inutile. Quindi, per questo, un individuo dovrebbe prendere coscienza del suo essere, ma non per farne un uso individuale, quanto per poterlo integrare col mondo e formarne un’ulteriore materia primaria più ricca e più completa.

 

Spesso succede, che l’individuo, talmente attaccato alla sua individualità, dimentica di dare luce al mondo attorno a sé anche se pretende di farne parte.