Penso che chi ha idee di morte non li dovrebbe diffondere. Io personalmente, a volte, credo che sarò felice di morire. La morte mi porterà una certa pace, le voci smetteranno di esistere. Esisteranno suoni forse?! Qualcosa esisterà ancora. Ma io so che c’è. Lo voglio. Però la mia deve essere una morte indolore. Sapevo, che in questa carne si ha sofferenza, in questa vita si e non volevo nascere. La coscienza dell’accaduto, pesa, sfrutta, da rabbia, poi rattristisce profondamente. Ma sarà una morta qualsiasi, dopo che ne hai vissute tante. Di quelle che non lasciano gusto, tranne nella memoria.  L’amaro delle pastiglie potrebbe bene essere una soluzione. L’invisibile traccia dentro. Come il dolore. Come la mente che esplode quando nessuno vede. Dico. Si. Ma solo quando ho finito il percorso. Dio! Quanto sembra lontano! Come cadere?! No di quello ho paura, perché non è finale. Uno cade, si fa male, si cura e ritorna. Uno cade e riprende il dolore altrui, sa di ripartire verso altri giorni con la mente. Quando uno muore, rimane il ricordo, se rimane! Perché ormai la gente ha poca memoria. Chiedono delle carte e non della voce. Chiedono dei cammini veloci, non delle colonne vertebrali. Chiedono dei sorrisi nelle foto e non dei sorrisi di cuore. E io? Io voglio, quando decido, avere il potere di andare. Anche se salutare colui che amo. Ma devo, devo si. Devo sapere quando! Purché le mie mani, se uccidono, non devono uccidere tranne me. 

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